RILASSAMENTO ED ESERCIZI

DI MARCO VALLARINO

 

 

RILASSAMENTO NELL'APNEA

Tra il respiro e lo stato di rilassamento del corpo c’è una relazione molto stretta. Ogni stato emotivo si riflette sul ritmo e sull’ampiezza della respirazione, viceversa il respiro influenza la sfera emozionale e psichica. Se per esempio siamo colti di sorpresa il respiro si blocca in fase inspiratoria, se qualcosa ci preoccupa creando agitazione interiore il respiro tende a farsi più rapido e superficiale.

 

Per evitare di sentire fino in fondo emozioni negative il respiro si riduce di ampiezza e profondità, come ben sanno i praticanti di alcune tecniche terapeutiche ad esempio le psicoterapie ad indirizzo corporeo che utilizzano la respirazione per accedere e sbloccare vissuti emotivi racchiusi nel corpo. Esiste quindi una connessione tra il sistema nervoso vegetativo, strettamente legato alle emozioni, ed il respiro. In particolare è utile sapere per la disciplina dell’apnea che il respiro addominale, diaframmatico, stimola il sistema parasimpatico, quella parte del neurovegetativo legato al rallentamento del metabolismo, ad abbassare la pressione arteriosa, rallentare la frequenza cardiaca ed il ritmo respiratorio, tutte modificazioni caratterizzanti lo stato di rilassamento. Inoltre queste modifiche del sistema corporeo caratterizzano anche il riflesso d’immersione presente negli uomini e nei mammiferi, un adattamento di alcuni parametri fisiologici che ci permette di immergerci risparmiando energia e bruciando meno ossigeno aumentando di conseguenza la capacità di restare in apnea.

 

Al contrario una respirazione marcatamente toracica sembrerebbe stimolare il sistema simpatico, che porta ad un’attivazione del metabolismo, un’accelerazione della frequenza cardiaca ed un innalzamento della pressione. Appare quindi evidente che una respirazione diaframmatica lenta e controllata permetterà di raggiungere anche quello stato di rilassamento auspicabile per la buona riuscita dell’apnea, sia essa statica, dinamica lineare, assetto costante o variabile, pesca subacquea. Per associare il rilassamento alla respirazione un esercizio utile può essere quello di seguire dei tempi precisi nell’alternanza tra la fase inspiratoria ed espiratoria. Lo schema è molto semplice: l’espirazione deve durare il doppio dell’inspirazione.

Esempio:

Posizione: seduti su una sedia con la schiena dritta ma non rigida, oppure sdraiati a terra con le ginocchia piegate ed i piedi in appoggio.

Inspirare per 4 tempi in modo lento e controllato, evitando di creare tensioni superflue ed eccessive.

Espirare per 8 tempi, la respirazione dovrà essere lenta, accompagnata da una sensazione di rilassamento corporeo e tranquillità interiore.

Non importa la cifra che definisce il nostro ritmo purché il rapporto resti quello. In relazione con le caratteristiche individuali può essere 3/6, 4/8, 5/10, 6/12 ecc.

Trovato il proprio schema, l’obbiettivo è di mantenerlo costante senza sforzo. Col tempo si potranno incrementare i tempi. Successivamente si potrà inserire un periodo di apnea in inspirazione pari al tempo che si è inspirato, l’espirazione sarà sempre il doppio, per esempio: inspiro 4, apnea 4, espiro 8…..e così via.

Esempio:

Stessa posizione del precedente, come si è più comodi.
Inspiro per 4 tempi in modo controllato, senza sforzi.
Trattengo il respiro per 4 tempi, ascoltando le sensaezioni corporee e assicurandomi di rilasciar ogni tensione non necessaria.
Espiro per 8 tempi, sempre in modo lento e controllato.
Un altro semplice esercizio di respirazione e rilassamento, da fare sia a secco che direttamente in acqua prima di un tuffo, è il seguente:

Posizione supina a terra con le gambe distese e le braccia ai lati del corpo, oppure, se si è in acqua, posizione prona, respirando dallo sorkel.

Focalizzo l’attenzione in un punto nel centro del bacino. (In qualche modo è assimilabile al nostro centro ideale, ma è anche un punto importantissimo in molte discipline orientali, dallo yoga al tai-chi alle arti marziali…)
Inspiro in quel punto e immagino che da questo centro il corpo si espande man mano che l’aria entra, associando la sensazione del corpo che diventa gradualmente più leggero e più grande col proseguire dell’inspirazione, che sarà lenta, profonda e ma non forzata.

Nella fase successiva, espirando, immagino che il corpo diventi più piccolo, anche più pesante, man mano che continua l’espirazione, la quale sarà associata ad un rilascio lento e graduale d’ogni tensione.
Prima di un tuffo può essere utile usare questa pratica (o altre simili, ce ne sono diverse e varie…) per cercare d’ottenere un buon grado di rilassamento.

Una cosa molto importante è di non forzare mai i propri ritmi respiratori e di non prolungare eccessivamente la fase di preparazione prima di un tuffo in apnea, per non rischiare di alterare i parametri fisiologici legati ai valori d’ossigeno e anidride carbonica nell’organismo, contravvenendo ad alcune delle norme fondamentali per la sicurezza dell'apnea.

 

 

RESPIRAZIONE ED ESERCIZI

DI MARCO VALLARINO

 

SCHEMI RESPIRATORI ABITUALI

Di norma nella respirazione calma, di piccola ampiezza il diaframma è l’unico muscolo ad attivarsi, mentre nella respirazione media si attiva anche la muscolatura costale, mentre nella respirazione di grande ampiezza viene coinvolta anche la muscolatura spinale che estende la colonna vertebrale. Non tutti noi, però, respiriamo nello stesso modo: ogni individuo sviluppa, per molte e svariate ragioni, un proprio schema respiratorio che si caratterizza secondo i distretti corporei che vi sono maggiormente coinvolti.

Ci saranno quindi individui con una respirazione prevalentemente addominale, più frequente negli uomini, individui con una respirazione più toracica, apparentemente più comune tra le donne, e infinite variazioni: respirazione localizzata più anteriormente, più posteriormente, ai fianchi, respirazione di tipo paradossale, ecc…. Si può avere un idea di quale sia il proprio schema abituale verificandolo in modo molto semplice con uno scanning respiratorio:

 

Sdraiati a terra, con le ginocchia piegate e i piedi in appoggio, ci si da il tempo di entrare in ascolto del proprio respiro senza interferire con esso. Gradualmente si porta l’attenzione alle parti che notiamo muoversi ad ogni atto respiratorio. Alcuni noteranno che i movimenti saranno localizzati maggiormente nel torace, altri nell’addome e via dicendo…

La stessa cosa si può verificare da seduti su una sedia in posizione avanzata e con la schiena dritta, anche se è possibile che si cambi il proprio respiro rispetto alla posizione precedente a causa della diversa organizzazione corporea nello spazio. Gli schemi variano da soggetto a soggetto e descrivere ogni possibile tipo di schema riscontrabile è cosa complessa ed esula da quanto è trattato in questa sede.

Quello che è importante sapere è che è possibile modificare questi schemi abituali. Attraverso un adeguato esercizio, possibilmente con la guida di un trainer preparato, è possibile apprenderne di nuovi, acquisire maggiore consapevolezza dei propri, migliorare quelli che non sono funzionali. Vi sono svariate tecniche di respiro che sono utilizzate in ambiti differenti e per scopi diversi. Alcune di queste sono diventate parti integranti, direi fondamentali, del training di chi pratica sport in apnea.

 

APNEA ED ESERCIZI

“Se vuoi imparare a trattenere il fiato, per prima cosa impara a respirare”

Nella disciplina dell’apnea, la tecnica di respirazione cosiddetta diaframmatica completa è da considerarsi la più adatta, quella che permette di utilizzare al meglio i volumi polmonari. In realtà il diaframma lavora sempre nella respirazione, tuttavia, come accennato, non tutti respirano allo steso modo e in molti casi questo muscolo fondamentale non assolve pienamente ed efficacemente la sua funzione.

Per riappropriarsi di una respirazione completa dovremo quindi per prima cosa portare l’attenzione al diaframma e ai suoi movimenti funzionali, privilegiando una respirazione che sfrutti la fase addominale appieno, prima di attivare, per completare l’inspirazione, la fase toracica. Ecco la descrizione di un semplice e basilare esercizio di respirazione addominale da praticare eventualmente dopo aver eseguito per qualche momento lo scanning respiratorio descritto in precedenza:

 

Distesi a terra con le ginocchia piegate ed i piedi in appoggio, si colloca una mano sul torace ed una sull’addome, portando quindi l’attenzione al respiro si permette all’addome di espandersi, senza sforzi eccessivi, nella fase inspiratoria (fig. 4) e di ritrarsi nella fase espiratoria, senza il coinvolgimento del torace, specialmente della parte alta, clavicolare).

Può aiutare immaginare che la pancia si gonfi dall’interno come un palloncino man mano che l’aria entra. Il torace è rilassato e non si attiva, se non nella zona delle costole fluttuanti e le inferiori, tuttavia si può constatare un movimento dello sterno che, seguendo il diaframma cui è collegato, si abbassa leggermente.

La fase espiratoria (fig.5), in questo caso, è solo una fase di rilascio e non deve essere forzata: l’addome rientrerà a causa della decontrazione del diaframma che torna verso l’alto, le costole più basse che si erano attivate rientrano e lo sterno torna anch’esso nella posizione iniziale.

 

FIG 4                                  FIG 5

Alcuni soggetti tuttavia già usano in modo soddisfacente la fase addominale, mentre risulta meno evidente il coinvolgimento del torace. In questo caso sarà utile praticare anche una respirazione toracica, in pratica il contrario di quella appena descritta: inspirando si dilaterà il torace in ogni direzione, soprattutto la parte media e alta, senza utilizzare l’addome, che addirittura rientrerà per permettere i movimenti d’espansione ed elevazione delle costole. Espirando il torace rilascerà e l’addome tornerà alla posizione iniziale.

Una volta che l’uso di questi due volumi, toracico e addominale, diventerà più famigliare e si affinerà la percezione dei movimenti del diaframma, si potrà passare alla respirazione diaframmatica completa, l’ideale per immagazzinare in modo fisiologico e rispettoso dei parametri individuali la maggior quantità d’aria possibile e utilizzare quindi al meglio la capacità vitale, permettendo apnee prolungate, sicure e confortevoli, naturalmente entro i limiti soggettivi. Questa tecnica di respirazione si può suddividere, per praticità e per facilitarne l’apprendimento, in tre fasi: addominale, toracica e clavicolare. In realtà ogni fase è consequenziale all’altra e l’obbiettivo è di arrivare a rendere il respiro fluido e privo di forzature o rigidezze. Vediamolo in dettaglio:

 

La posizione di partenza è la stessa degli esercizi precedenti: sdraiati a terra, ginocchia flesse e piedi in appoggio. In questo modo il corpo rilascia una parte di tensioni abituali dovute alla postura eretta in relazione con la gravità. Inoltre alcuni muscoli profondi connessi al diaframma si rilassano, permettendogli una maggiore mobilità.

Per prima cosa ci si rilassa e si espira profondamente, rilasciando ogni tensione residua. S’inizia poi la fase addominale inspirando in quella parte del corpo, ma controllando allo stesso tempo che la cintura addominale sia controllata, ovvero che non avvenga un eccessivo rilascio della pancia in fuori. Si espande la zona sopra l’ombelico, quella propriamente diaframmatica, mentre sotto l’ombelico si manterrà un certo grado di tensione dei muscoli addominali per impedire che l’addome si espanda solo verso il basso e in avanti. Questo controllo della cintura addominale permetterà all’impulso inspiratorio del diaframma di trasmettersi direttamente alle costole facilitando la fase successiva di respirazione toracica e rendendola più efficace.

Si prosegue così coinvolgendo anche la parte bassa e mediana del torace, espandendolo in ogni direzione.

Si conclude con la fase clavicolare, utilizzando anche la muscolatura inspiratoria accessoria nella zona toracica alta.
L’espirazione avviene seguendo il percorso a ritroso: si rilascia il torace, prima la parte alta, poi la centrale e quella bassa, il diaframma si de-contrae e questa volta si aiuta il suo movimento di ritorno con l’attivazione degli addominali che rientreranno permettendo un’espirazione più marcata e quindi un maggior ricambio d’ossigeno.

NB.La respirazione può avvenire:

Inspirando ed espirando attraverso il naso
Inspirando dal naso ed espirando dalla bocca emettendo morbidamente una S.
Inspirando ed espirando dalla bocca, ma in questo caso si devono usare degli accorgimenti nel posizionare la lingua.
Per gli esercizi descritti in quest’articolo è preferibile usare la prima (naso/naso) e/o la seconda modalità (naso/bocca).

Un errore comune è quello di confondere la fase toracica con un semplice passaggio di volumi d’aria dall’addome al torace, senza in realtà immettere molta aria in più. In questo caso il diaframma ad un certo punto, quando subentra la fase toracica, cessa la sua azione inspiratoria e segue il torace verso l’alto, questo riduce il reale volume disponibile, perché se da una parte si innalza il torace nella parte medio-alta, allo stesso tempo si restringe nella parte bassa, vanificando il tutto. Per questo è bene focalizzarsi all’inizio a riconoscere e differenziare i movimenti diaframmatici, toracici e addominali. Vi sono molti altri esercizi in funzione di quello che s’intende allenare e migliorare: l’elasticità della gabbia toracica, la mobilità del diaframma, il controllo del respiro secondo precisi schemi temporali, ecc

Non sarebbe possibile in questa sede trattare ogni aspetto e affrontare tutte le possibili tecniche di respiro. In ogni caso nessun articolo, saggio, trattato o manuale - e ce ne sono molti ottimi – può sostituirsi all’occhio e alla sensibilità di un buon istruttore con adeguata esperienza. Ogni individuo ha caratteristiche e necessità diverse e sono innumerevoli le variabili che si possono incontrare affrontando un lavoro sul respiro. Tuttavia possiamo ancora aggiungere qualcosa riguardo rilassamento e sicurezza.

 

FISIOLOGIA E BIOMECCANICA

DI MARCO VALLARINO

FISIOLOGIA 

Per vivere le nostre cellule hanno bisogno d’ossigeno, presente nell’aria che respiriamo e che l’organismo assume incessantemente e in modo ciclico attraverso il respiro. Ogni ciclo avviene in due fasi: l’inspirazione, quando l’aria entra ricca d’ossigeno, e l’espirazione, quando l’aria esce ormai povera d’ossigeno e ricca d’anidride carbonica, prodotta dal processo metabolico dell’organismo. L’aria che respiriamo entra ed esce dal nostro corpo con un ritmo medio di 13/16 cicli respiratori per minuto.

L’alternanza tra inspirazione ed espirazione è regolata dal centro respiratorio, che si trova nel midollo allungato, situato alla base del cranio. Il centro riceve dai recettori chimici presenti nel corpo, messaggi sul livello della percentuale d’anidride carbonica accumulata nell’organismo: quando il livello sale oltre una certa soglia l’apparato respiratorio è stimolato ad espirare e ad inspirare nuovamente. Vediamo brevemente quali sono le parti che compongono l’apparato respiratorio seguendo il percorso dell’aria che entra.

Iniziando dall’alto incontriamo le vie respiratorie superiori: le due narici, le fosse nasali, la faringe, la laringe e la trachea, la quale si divide poi nei due bronchi che giungono rispettivamente ai due polmoni. All’interno dei polmoni i bronchi si ramificano in bronchioli terminando negli alveoli polmonari, celle dall’aspetto di piccole vescicole, in cui avvengono propriamente gli scambi gassosi. 

I polmoni, all’interno della gabbia toracica sono avvolti dalla pleura, una membrana sierosa a doppio foglio, che permette lo scivolamento dei polmoni stessi all’interno della gabbia toracica. Questa è formata da 12 paia di costole, 10 delle quali si collegano allo sterno (le prime 7 paia direttamente, dal nono al decimo paio attraverso cartilagini) mentre le ultime 2 paia, le fluttuanti, sono libere. Le costole si collegano posteriormente alle vertebre della colonna dorsale.

I polmoni sono separati dalla cavità addominale da un muscolo a forma di cupola che è fondamentale nella biomeccanica respiratoria, il diaframma. Esso è connesso tramite una rete di legamenti alla gabbia toracica ed alla colonna vertebrale, fino alla base del cranio, ed in basso è sorretto dai cosiddetti pilastri del diaframma, estremità tendinee connesse alle vertebre lombari.

Queste sono in sintesi le parti del corpo che formano l’apparato respiratorio, ma come agiscono durante la respirazione?

BIOMECCANICA

L’alternanza ciclica d’inspirazione ed espirazione avviene grazie all’attività di una serie di muscoli delegati appunto alla funzione respiratoria. Il più importante è il diaframma, che lavora in sinergia e in coordinazione con i muscoli della gabbia toracica e non solo.

 

I polmoni, infatti, per sé stessi sono organi passivi, non possono muoversi autonomamente per far entrare o uscire l’aria, ma sono dilatati, nell’inspirazione, dall’azione del diaframma e dei muscoli inspiratori del torace, oppure sono compressi dai muscoli espiratori toracici e dagli addominali in caso d’espirazioni forzate. Il diaframma è un muscolo essenzialmente inspiratorio: quando le sue fibre si contraggono, ne causano l’abbassamento, che porta con se gli apici polmonari che si dilatano e richiamano aria dall’esterno, riempiendosi.

Per farsi un’idea schematica di quanto avviene possiamo immaginare il diaframma come il pistone di una siringa che abbassandosi risucchia l’aria attraverso i condotti delle vie respiratorie, che in questo paragone sarebbero il corpo e il collo della siringa.

Il diaframma però non lavora da solo. Nell’inspirazione intervengono anche i muscoli intercostali esterni e medi, i quali svolgono, in sinergia con gli altri muscoli inspiratori del torace (scaleni, sternocleidomastoidei), il compito di dilatare e sollevare le costole, aumentando il volume toracico e causando quindi il richiamo di una maggiore quantità d’aria all’interno dei polmoni.

I movimenti delle costole sono di due tipi: uno a “manico di secchio”, che porta in espansione il torace, l’altro definito a “leva di pompa”, che porta in elevazione la gabbia toracica. Nella fase espiratoria il diaframma si de-contrae ritornando alla sua forma di cupola verso l’alto, i muscoli toracici inspiratori si rilassano, le costole si abbassano e il torace ritorna al volume iniziale.

Nell’espirazione non dovrebbe esserci un’eccessiva attivazione muscolare, in quanto tutto avviene perché si rilassano quelle parti che nell’inspirazione si sono attivate contraendosi, permettendo ai polmoni di tornare al volume iniziale. Ci sono tuttavia muscoli espiratori che entrano maggiormente in gioco in caso d’espirazione forzata o d’attività in cui è richiesto un maggior volume d’aria.ontrae ritornando alla sua forma di cupola verso l’alto, i muscoli toracici inspiratori si rilassano, le costole si abbassano e il torace ritorna al volume iniziale.

 

In particolare gli addominali in fase espiratoria possono aiutare il diaframma a salire ulteriormente, comprimendo la base inferiore dei polmoni, mentre la muscolatura espiratoria toracica (intercostali interni) avvicina ancor di più le costole riducendo il volume della gabbia toracica e comprimendo ulteriormente i polmoni, ottenendo in questo modo una maggiore fuoriuscita d’aria nell’espirazione.

Quanta aria si respira?

 

VOLUME E CAPACITA' RESPIRATORIA 

Nei polmoni resta sempre, al termine di un’espirazione massima, una quantità d’aria, per assicurare un equilibrio pressorio tra ambiente interno ed esterno, detto volume residuo (in media 1000-1200 ml), mentre il volume corrente (in media dai 300 ai 500 ml)è la quantità d’aria che entra od esce in ogni atto respiratorio. Il volume di riserva inspiratoria è invece la quantità d’aria che, al termine di una normale inspirazione, si riesce ad immettere nei polmoni con un’inspirazione massima. Infine il volume di riserva espiratoria definisce la quantità d’aria che, al termine di una normale espirazione, si riesce ad espellere dai polmoni con un’espirazione forzata. La somma del volume corrente, del volume di riserva inspiratoria ed espiratoria costituisce la capacità vitale. Aggiungendo a questa il volume residuo si ottiene la capacità totale.

Per chi pratica l’apnea è fondamentale incrementare la propria capacità vitale e quindi saper usare tutta la muscolatura inspiratoria, in primo luogo il diaframma, per poter avere a disposizione una maggiore scorta d’aria, ovvero d’ossigeno, necessario per prolungare i tempi di ritenzione del respiro.azione forzata. La somma del volume corrente, del volume di riserva inspiratoria ed espiratoria costituisce la capacità vitale. Aggiungendo a questa il volume residuo si ottiene la capacità totale.


Respiriamo tutti nello stesso modo?
Non dimentichiamo però che anche la muscolatura espiratoria è altrettanto importante. Espirare una maggior quantità d’aria permette di ricambiare in percentuale maggiore quel volume d’aria sempre presente nei polmoni al termine di un’espirazione, ma povero d’ossigeno. In pratica imparando a gestire in modo più efficiente anche la fase espiratoria si permette l’ingresso di una maggiore quantità d’aria nuova e ricca d’ossigeno.

 

RESPIRARE IN SICUREZZA

DI MARCO VALLARINO


SICUREZZA NELL'APNEA

Per quanto riguarda la sicurezza si deve necessariamente parlare di due tecniche che hanno diverse controindicazioni: l’iperventilazione e la respirazione glosso-faringea, in gergo “carpa”. La prima è ormai sempre meno praticata, mentre la seconda è purtroppo diffusa, soprattutto tra gli agonisti che cercano ogni mezzo per un po’ d’ossigeno in più. 

L’iperventilazione, una successione d’atti respiratori rapidi e profondi, è stata molto usata nel passato, diffusa dall’esempio del grande Enzo Maiorca, in linea con la subacquea di quei tempi. Si è capito però col tempo che era una pratica da evitare per ragioni di sicurezza. Iperventilare, infatti, non apporta maggiori quantità d’ossigeno, ma si riduce invece in modo importante il livello d’anidride carbonica presente nell’organismo.

La CO2, come sappiamo, è la sostanza che influisce sulla regolazione del respiro: l’aumento del suo livello, percepito dai recettori del corpo, stimola il centro del respiro che si regola di conseguenza e induce il corpo ad espellere e riprendere aria. È quindi la CO2 che stimola le contrazioni diaframmatiche al prolungarsi dell’apnea. Durante l’apnea inizialmente si attraversa un momento di benessere, il livello d’ossigeno è alto e c’è poca CO2, l’organismo sta bene. Col prolungarsi dell’apnea la CO2 sale di livello mentre l’ossigeno diminuisce, ora l’organismo avverte che qualcosa non va: troppa CO2, poco O2. Il centro del respiro invia allora all’apparato respiratorio il comando di espirare per espellere la CO2 in eccesso e prendere nuova aria ricca di O2: iniziano quindi le contrazioni a livello del diaframma, o in taluni soggetti a livello della laringe. A questo punto l’apneista o il pescasub può scegliere di ignorare le contrazioni e sopportare il periodo di sofferenza.

Dov’è il rischio?

Il pericolo è che mentre abbiamo nelle contrazioni un segnale che la CO2 aumenta contemporaneamente l’ossigeno diminuisce senza nessun avvertimento. Così quando l’O2 arriva alla soglia minima il cervello, che è l’organo che più ne ha bisogno per la sopravvivenza, si protegge scollegandosi in parte dal resto del corpo, con effetti che conosciamo come “samba”, attimi di non coordinazione neuro muscolare che precedono di pochissimo il balck-out, la perdita di conoscenza. Per questo le contrazioni diaframmatiche, essendo connesse all’aumento del livello di CO2, sono un importante campanello d’allarme. Ci permettono di avvertire quando il nostro limite è vicino. Con l’iperventilazione si abbassa il livello della CO2, quindi le contrazioni - il campanello d’allarme - sono ritardate, ma nel frattempo l’ossigeno scende a livelli critici senza alcun segnale percepibile e si corre il rischio del sopraggiungere del black out senza nessun preavviso.

Appare chiaro quindi come iperventilare sia una pratica da sconsigliare ed è stata abbandonata ormai da tutte le didattiche. Questo si deve in gran parte alla figura di Jacques Mayol,che ha introdotto per primo le tecniche di rilassamento e di respirazione dello Yoga, ponendo le basi della moderna apnea.

Per quanto riguarda la respirazione glosso faringea, che ha un indiscutibile valore riabilitativo in ambito medico, secondo i più noti medici e ricercatori del settore subacqueo ha invece delle controindicazioni se applicata in ambito apneistico.

Con questa tecnica, infatti, s’introduce aria in modo passivo, spingendola nei polmoni con un movimento della faringe in coordinazione con la glottide (da cui il nome), dopo un’inspirazione già massimale. Questo comporta il rischio di una sovra-distensione polmonare, andando incontro a possibili traumi d’entità variabile che al livello dei polmoni vanno da lesioni a livello alveolare a pneumotorace e barotrauma polmonare, cui si associano importanti modifiche in senso negativo a livello circolatorio e della pressione arteriosa.

LA RESPIRAZIONE NELLE DIVERSE DISCIPLINE LEGATE ALL'APNEA

Nelle varie specialità dell’apnea pura, nella pesca sub e in altri sport subacquei, in base alle esigenze della disciplina e del tipo di prestazione richiesta, si possono adottare diversi tipi di respirazione unitamente ad accorgimenti specifici nelle modalità di esecuzione di alcuni momenti delle fasi respiratorie.

Nell’apnea statica ad esempio è importante mirare ad una respirazione che aiuti al massimo grado il rilassamento psicofisico e l’ultimo atto respiratorio sarà un’inspirazione non massimale per non creare un’eccessiva distensione del torace che potrebbe provocare una sensazione di fastidio che impedirebbe di mantenere il rilassamento e la tranquillità indispensabili per una buona riuscita dell’apnea. Alcuni atleti molto allenati usano riempire i polmoni al massimo, ma sono soggetti allenati che hanno raggiunto un alto grado di adattamento e posseggono elasticità toracica non comune. Nella specialità d’apnea dinamica lineare, con o senza pinne, escludendo sempre i sopra citati atleti, è di solito consigliabile riempire i polmoni al 70-80%, sempre per evitare l’insorgere del cosiddetto riflesso di scoppio.

Diverso è il caso dei tuffi in assetto costante e variabile, dove invece una scorta d’aria maggiore sarà utile per gestire al meglio le fasi di compensazione durante il percorso verso il fondo, un’ultima inspirazione massima concluderà la ventilazione in superficie prima della capovolta. Nella pesca in apnea la prestazione è ripetitiva e prolungata nel tempo e ci si troverà quindi a dover gestire anche quella fase importantissima dei recuperi in superficie, utilizzando sempre un respiro diaframmatico ma privilegiando la fase addominale nella preparazione per utilizzare solo 3 o 4 atti di respirazione diaframmatica completa prima del tuffo. Questo per evitare d’iperventilare oltre che di incorrere, se si opera oltre certe profondità, nel rischio del Taravana.

In ogni specialità è fondamentale che il primo atto all’emersione sia una breve e controllata espirazione, con cui espellere sono una piccola parte dell’aria che abbiamo, al fine di evitare una repentina caduta del livello di pressione parziale dell’ossigeno e con essa il rischio di un black out. Solo dopo questa espirazione parziale e controllata si riprenderà aria e poi si faranno ampie ventilazioni complete di recupero. Questa è una delle procedure di sicurezza fondamentali. Ci sono poi altri sport subacquei in apnea, come il tiro al bersaglio, il rugby, l’hokey, il jump blu… In questi sport il tipo di respirazione è assimilabile secondo le caratteristiche specifiche alle altre specialità dell’apnea.

CONCLUSIONI

Il respiro è alla base della nostra vita, migliorare la sua funzionalità e la sua qualità porta benefici sotto molteplici aspetti: riduce lo stress, incrementa il livello energetico del corpo, distende la mente, aiuta a focalizzare l’attenzione, opera un massaggio, attraverso il diaframma, sugli organi interni e aiuta la naturale peristalsi, aiuta ad equilibrare il sistema neurovegetativo, predispone al rilassamento.

Uniamo a tutto questo la passione del mare, impariamo a trattenere il fiato sott’acqua e avremo la possibilità di scoprire ed esplorare un mondo non solo fuori, ma dentro di noi.

L’acqua è ciò di cui siamo fatti per circa 75%, prima della nascita trascorriamo mesi in un ambiente liquido, e poterci ritornare, anche se per pochi attimi, con una nuova consapevolezza è un’esperienza che può donarci moltissimo.

Respirare, trattenere il fiato e tuffarsi nel blu….

Impariamo ad ascoltare il nostro respiro, ad accompagnarlo dentro e fuori di noi, a trattenerlo in modo semplice e piacevole, allora quando saremo circondati d’azzurro potremo sentire un respiro più grande, forse è il respiro del mare, forse altro……

 

 

Riproduzione Riservata

 

 

INTRODUZIONE ALLA RESPIRAZIONE

DI MARCO VALLARINO

 

 

Sulla respirazione si è detto e scritto molto. Da sempre in molte culture nelle diverse epoche è stato argomento di studi e parte di discipline di vario genere. Le tecniche oggi conosciute e praticate in diversi ambiti sono molte e varie: yoga (pranayama, kundalini…), rebirthing, tai-chi, chi-qung, training vocale, canto, tecniche posturali, meditazione, training autogeno, discipline sportive, bioenergetica, tecniche di rilassamento…..e apnea.

 

Apnea: l’arte di sospendere il respiro.

Per prima cosa, però, bisogna saper respirare.

La respirazione è la funzione principale che ci permette di restare in vita. È possibile non mangiare per oltre un mese o non bere per parecchi giorni e sopravvivere, ma non si può smettere di respirare per più di qualche minuto senza andare incontro ad effetti irreversibili.

 

Tuttavia la maggior parte delle persone poco ne sa riguardo la respirazione e la consapevolezza di come funzioni si rivela spesso assai scarsa, nonostante il respiro sia alla base della vita e della sopravvivenza.

 

Questo articolo si propone di introdurre il lettore, in particolare chi è interessato alla disciplina dell’apnea, a quelle conoscenze di base che sono fondamentali per acquisire una maggiore consapevolezza di questa funzione così importante. Si parlerà d’anatomia e fisiologia, di biomeccanica e di schemi respiratori, della respirazione nell’apnea, degli errori più comuni nel praticarla, della relazione con il rilassamento, di sicurezza e di applicazioni sul campo legate alle discipline dell’apnea.

 

 

 

 

 

 

Marco Vallarino

Istruttore d’apnea e pesca in apnea

Allenatore federale d’apnea

PER INFO:

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