PESCA IN APNEA CON AQUASCOOTER

A LARGO SUL GROTTO

 


Questo tipo di pesca è praticato da molti appassionati (neofiti e non) ma a mio parere spesso senza la necessaria coscienza di ciò che essa comporti. Con questo articolo mi rivolgo soprattutto a coloro i quali vi si avvicinano tentando di fornire un elenco di consigli e astuzie utili per risolvere diverse problematiche che sono solite verificarsi in questo tipo di attività. Alcuni consigli potranno sembrare banali e far sorridere ma bisogna tenere presente due leggi fondamentali del mare:

 

- Una cosa semplice a terra può diventare molto complicata in acqua (sciogliere un nodo, farne uno, infilare una pinna, ecc) perciò è buona norma preparare a terra tutto il possibile.
- La cosa più banale, in acqua può creare conseguenze serissime perciò è opportuno prestare la massima attenzione a tutto, in particolar modo ad ogni dettaglio della nostra attrezzatura.

 

Fatto questo doveroso preambolo passiamo alla pratica:

 

1. La boa segnasub è un must e la presenza della bandiera sulla canna dell’acquascooter non ne deve mai sostituire l’uso. Ho visto gente uscire senza boa che ha pedagnato direttamente l’acquascooter e poi lo ha miseramente allagato perché bisogna ricordare che non è stato progettato per restare in assetto di navigazione se sottoposto alla trazione esercitata dalla corrente sul pedagno. La boa (meglio se il siluro o la plancetta) ammortizza tale trazione ed inoltre rappresenta un supporto insostituibile nel caso ci si stanchi…e succede.
 
2. La boa deve essere collegata all’aquascooter con una robusta corda di lunghezza non inferiore a 1.5/2 metri per una ragione molto semplice, se la corda è più corta le pinne tenderanno a toccare la boa o i calci dei fucili durante la navigazione e complice l’azione sussultoria dei flutti (in condizioni di mare anche solo leggermente mosso) i talloni potrebbero sfregarsi facendo sfilare le pinne…che affondano.
 
3. Se avete bisogno di avvicinarvi all’aquascooter non tiratelo a voi dalla fune che lo collega al pallone perché tende a sbilanciarsi. Scegliete piuttosto di avvicinarvi a pinne oppure di tirarlo con molta circospezione.
 
4. Tutti montano il GPS sulla canna dell’aria con una fascia elastica a circa metà dell’altezza (più o meno dove c’è il polistirolo rosso) ma se non si è ricorso al salsicciotto da acquagym attorno all’aquascooter sarebbe opportuno abbassare il GPS verso la base ogni volta che ci si immerge poiché la presenza del dispositivo satellitare al centro della canna influenza decisamente il baricentro del mezzo, facendolo pericolosamente inclinare verso l’acqua in caso di brezza tesa.
 
5. Una volta sul punto desiderato si può pedagnare tranquillamente, perché bisogna sfatare il mito che un oggetto di piccole dimensioni che scivola verso il fondo spaventi il pesce. In molti casi è vero il contrario.
 
6. La lunghezza della corda del pedagno deve essere proporzionata alla forza della corrente. Se si pesca su un fondale di 18 metri è chiaro che si srotolano 18 metri di corda per il pedagno ma in caso di forte corrente sarebbe meglio srotolarne 22/23 metri in modo rendere più difficile il disancoramento del pallone grazie ad una maggiore inclinazione della corda.
 
7. Diverse cose possono essere utilizzate come cime per il pedagno, uno spesso filo di nylon o della sagola uguale a quella del mulinello, in ogni caso sarebbe opportuno installare in prossimità del pedagno un terminale di circa un metro fatto con una corda più spessa per far fronte alle normali abrasioni. Per ammortizzare la tensione in caso di forte corrente si potrebbe applicare un po’ di corda elastica tra il pallone e l’avvolgisagola se non si è forniti di quelle corde “bungee” recentemente messe in commercio e capaci di allungarsi del 300%, ferma restando l’esigenza di un terminale più resistente.
 
8. Tre cose a mio parere dovrebbero essere sempre contenute nella tasca della plancetta e che risolvono molti problemi:
 
a) Le ogive in dyneema di riserva: se i fucili che ci portiamo le montano è praticamente scontato portarsene un paio di ricambio;
 
b) Un cinghiolo della maschera di riserva: è una parte dell’attrezzatura sottoposta a continua sollecitazione e trovarsi in mezzo a mare o peggio ancora sulla riva pronto ad entrare in acqua con una maschera inutilizzabile è particolarmente mortificante;
 
c) Un pedagno di riserva: si può optare per un peso più piccolo da massimo 500gr per facilitare il trasporto ma è molto utile perché se per qualsiasi ragione si perde il pedagno originale o si utilizza un piombo della cintura (con evidenti svantaggi) oppure si torna a terra con l’amaro in bocca.
 
9. Una volta ancorato il pallone, quest’ultimo dovrà essere utilizzato come punto di riferimento per effettuare tuffi “alla cieca” in una nuova zona. In altre parole si dovranno fare dei tuffi muovendosi lungo una circonferenza immaginaria che ha il pallone come suo centro e si dovrà quindi evitare di allontanarsi in un’unica direzione. La propria posizione rispetto al pallone è inoltre un riferimento quasi infallibile per ritrovare i punti sul fondo, è per questo che non bisogna allontanarsi dalla boa seguendo un’unica direttrice (oltre che per un’ovvia questione di sicurezza).

 
10. Se in un tuffo si scopre una tana proficua, una volta effettuato lo sparo sarebbe meglio srotolare il mulinello e lasciare il fucile a galla anche se si può comodamente recuperare la preda in un’unica soluzione. Ciò al fine di permettervi di prendere il pallone e portarlo sulla verticale per segnare con il GPS il punto per la volta successiva. Diversamente si può pensare di ottenere lo stesso risultato conteggiando le pinneggiate dalla verticale di emersione al pallone per poter fare il percorso a ritroso ma non è un metodo preciso ed è particolarmente inefficace in presenza di corrente.
 
11. Se per qualsiasi ragione lasciate l’asta sul fondo e srotolate il mulinello per portare il fucile in superficie, nella discesa successiva cercate di raggiungere il fondo senza mai toccare la sagola, mantenendo il contatto visivo con quest’ultima ad un metro circa di distanza. Non potete immaginare quanto sia facile far impigliare la sagola nelle clips che chiudono i longheroni delle pinne o peggio ancora nella cintura dei piombi se si affronta la discesa come un profondista lungo il cavo (una mano sopra l’altra tirandosi verso il basso o l’alto). In presenza di corrente poi, evitate di scendere sopra corrente rispetto alla sagola perché inevitabilmente vi finirete sopra, piuttosto mantenetela alla vostra destra o sinistra.
 
12. Individuate sempre con precisione prima di partire, dei punti comodi e sicuri per uscire dall’acqua perché in caso di necessità non dovrete perdere tempo a trovarli, il mare grosso può sorprendervi all’improvviso oppure la corrente può spostarvi molto rispetto al punto di entrata, tanto da obbligarvi a trovare un’altra uscita. I punti buoni sono chiaramente delle insenature o delle piccole anse riparate dal vento oppure tratti di spiaggia che non sono preceduti da molti metri di fondale bassissimo (che in caso di mare agitato sviluppano onde più alte) e offrono la possibilità di uscire agevolmente. Tali punti inoltre dovranno essere associati a dei punti di riferimento come palazzi, strutture o alberi in modo da essere facilmente individuabili fra i flutti una volta a largo.
 
13. Negli spostamenti da un punto all’altro di pesca, per risparmiare tempo, durante la navigazione con l’aquascooter si tende a tenere sotto braccio il fucile invece di riattaccarlo sotto la plancetta. E’ opportuno fare sempre attenzione, se proprio la pigrizia la fa da padrone (come nel mio caso), che il fucile non sia troppo vicino alla griglia dietro l’elica poiché la sagola potrebbe con molta facilità essere risucchiata causando il blocco istantaneo del mezzo, soprattutto se la frizione è tenuta lenta per ovvie ragioni di pesca.
 
14. Impostate la vostra battuta contro corrente perché qualora il mezzo nautico vi lasci in mare (guasto o benzina finita) sarà più facile rientrare ed in caso di vento di terra non allontanatevi troppo dalla riva perché cosi facendo affidate la vostra incolumità all’aquascooter, contate invece sulle vostre forze e sul vostro buon senso.
 
15. Se anche dopo il primo tuffo a 500mt dalla costa succede qualcosa al vostro aquascooter che non lo fa ripartire, non fate l’errore di continuare a pescare, soprattutto se vedete girare il pesce, perché l’istinto venatorio vi porterà ad impegnare le vostre energie nella pesca invece che nel vostro rientro e alla fine vi ritroverete stanchi in mezzo a mare….
 
16. Tenete in considerazione le prescrizioni di legge in merito alla distanza massima raggiungibile dalla costa, perciò non spingetevi troppo a largo, ricordate che per la legge con l’aquascooter non avete l’obbligo di restare entro le tre miglia dalla costa ma a moooolto meno.
 
17. In ogni caso, che sentiate un’imbarcazione sopraggiungere o no, avvitatevi su voi stesi durante la risalita con lo sguardo verso l’alto, ciò vi permetterà di perlustrare la superficie da tutte le direzioni.
 
SICUREZZA E SOCCORSO
 
18. La pesca in coppia deve essere incoraggiata sempre a tutto vantaggio della nostra sicurezza ma bisogna tenere in considerazione che soprattutto in questo tipo di pesca anche la pesca in coppia ha delle forti limitazioni dal punto di vista della sicurezza se non si pesca con un solo fucile a tuffi alterni.
  • Dal sopraggiungere della sincope (perdita di coscienza) possono passare massimo 8 minuti prima dell’arresto cardiaco a quel punto il cervello non viene più ossigenato e le sue cellule cominciano a morire dopo 3-4 minuti;
  • In condizioni di acqua fredda tale lasso di tempo può raggiungere anche i 10 minuti;
  • Tuttavia la rianimazione (CPR) non può avvenire in acqua e deve obbligatoriamente essere effettuata all’asciutto (il massaggio cardiaco può essere effettuato solo su una superficie solida e piana)
  • La sincope non è causa di morte in se ma la perdita di coscienza causa l’allagamento dei polmoni (annegamento). In alcuni casi tuttavia si verifica una forte contrazione dei muscoli mandibolari che serra la bocca ed impedisce l’allagamento dei polmoni, questo allunga di qualche minuto le possibilità di sopravvivenza in caso di incidente sia che il soggetto resti sul fondo o a galla. (fonte “corso di apnea” pellizzari-tovaglieri edizioni Mursia)

Immaginate quindi lo scenario in cui siete in due a pescare con l’aquascooter in un punto a 700 metri dalla costa e a 50 metri l’uno dall’altro (come accade spesso). Se al vostro compagno viene una sincope avete soltanto e sottolineo soltanto 12 minuti prima che abbia danni irreversibili al cervello (o peggio la morte) per:

 

a) realizzare l’accaduto;

 

b) raggiungere il punto dove pescava il compagno (50metri);

 

c) ossigenarsi cercando chiaramente di calmarsi;

 

d) trovarlo sul fondo;

 

e) riportarlo su;

 

f) assicurarlo alla meglio e portarlo a riva dove praticare la rianimazione, considerando che in media un aquascooter con una sola persona da trasportare copre la distanza di 700 metri in circa 10 minuti;

 

Si potrebbe obiettare che magari una barca di la passa e ci presta soccorso, ma vi garantisco che ciò non accade mai quando ne hai bisogno e aggrapparsi alla “possibilità” di un aiuto casuale e provvidenziale non è una buona premessa per affrontare la pesca a largo. Tuttavia per dovere di cronaca è opportuno ricordare che la stessa fonte cita alcuni casi in cui per fortuite combinazioni delle persone sono sopravvissute anche dopo alcune decine di minuti dall’arrivo della sincope per tanto non bisogna demordere e tentare sempre il tutto per tutto per salvare la vittima.

Con ciò voglio dire che un compagno di pesca è sempre una buona cosa e bisognerebbe sempre averlo in mare ma occorre rendersi conto che la sua capacità di prestare soccorso è molto limitata quando ci si spinge in mare aperto con il solo ausilio dell’aquascooter perciò è fondamentale essere coscienti di quello che si fa più di quando peschiamo vicini alla costa. Si deve pensare inoltre che un’apnea “tirata” può mettere paradossalmente a repentaglio anche l’incolumità del compagno. Quest’ultimo infatti preso dalla drammaticità del momento potrebbe dimenticare le basilari norme di sicurezza nel disperato tentativo di risolvere positivamente il recupero. La succitata fonte invita quindi l’eventuale soccorritore ad agire in maniera riflessiva e a ventilarsi adeguatamente prima di affrontare il tuffo successivo.

 

Con ciò non si vuole ne fare l’uccello del malaugurio ne scoraggiare la pesca con l’aquascooter, visto che la pratico personalmente, bensì rendere coscienti i neofiti e i più esperti di ciò che si rischia al fine di evitare ulteriori incidenti. Su un gommone o una barca si può praticare la CPR e si può avere la bombola d'ossigeno, inoltre sono entrambi dei mezzi che possono raggiungere più velocemente la riva in caso di necessità...

 

Se volete esprimere il vostro parere in merito postate pure i vostri commenti attraverso il modulo in basso.

 

ROLLER: LA SOLUTION AI TIRI BASSI

ROLLER UP

 

 

Sono anni che vedo e provo diversi roller, fucili potenti e performanti anche se molti di loro soffrono di un inguaribile difetto, il tiro basso. In alcuni casi trascurabile in altri invece ne pregiudica le catture più semplici. Probabilmente è per questo motivo che questa variante di fucile ad elastici non si è mai sviluppata come dovrebbe.

Solo di recente ho deciso di approfondire il discorso e dedicarmi allo studio del roller per capire dove nasce e come sia possibile curare questo difetto, ed alla fine con un mix di prove, osservazioni e pazienza ci sono riuscito. Ho trovato la causa del tiro basso e con alcune modifiche ho risolto il problema. Ecco la mia soluzione…

 

LA CAUSA

Un giorno, durante una pescata, ho passato il roller all’amico e gli ho chiesto di sparare mentre io riprendevo la testata da vicino con la mia videocamera tenuta in mano. Ed è stato con questo espediente che ho realizzato il vero responsabile del tiro basso.

Osservando il filmato a singoli fotogrammi mi sono reso conto che la testata subisce una repentina impennata quando l’elastico arriva a fine corsa, esattamente quando l’ogiva è appena salita sul rialzo, fenomeno invisibile a occhio nudo. In questo momento il codolo dell’asta si trova ancora sul fucile, precisamente fra le due pulegge, e riceve uno “schiaffo” dalla testata che fa impennare il codolo e direziona tutta l’asta verso il basso. Questo spiega anche il perché un’asta leggera sia maggiormente influenzabile.

 

LA SOLUZIONE

Come eliminare la deviazione? Avendo a disposizione una testata roller in plastica, ho preso un Dremel e qualche lima e ho scavato la testata nello spazio fra le due pulegge e ho accorciato il canale di uscita della testata fino ad arrivare quasi all’albero delle pulegge. In pratica bisogna evitare che la testata tocchi l’asta anche se incliniamo il fucile.

 

Risultato? Strabiliante, tutti i tiri escono perfettamente rettilinei anche con le aste leggere. Per confermare questa teoria ho effettuato la stessa modifica su un altro roller commerciale che era particolarmente soggetto al tiro basso, ho dovuto tagliare buona parte della testata per avere la stessa modifica, ed anche in questo caso sono riuscito ad avere finalmente il tiro rettilineo.

 

Ho battezzato questa modifica come “RollerUp”, ed è applicabile a qualsiasi roller o kit. Nei fucili in legno il solco è abbastanza facile da realizzare per qualsiasi falegname però bisogna trovare una soluzione alternativa al rialzo metallico, invece nei kit con testata plastica è sufficiente scavare e limare con accortezza fino al risultato ottimale. Purtroppo alcuni modelli di testata vanno necessariamente “operate” fino al taglio completo di un pezzo frontale.

 

Vi allego un disegnino con la modifica teorica, nulla però vieta l’inventiva personale nella realizzazione di una soluzione alternativa, il concetto è semplice: immaginate quando l’asta sta per uscire dalla testata dove circa gli ultimi 10 cm sono ancora poggiati sul fucile, dovete fare in modo che sollevando di un centimetro circa la testata questa non urti sull’asta. L’unico modo per far ciò è quindi di interrompere il guida-asta qualche centimetro prima delle pulegge e scavare il successivo percorso dell’asta.

 

Aggiungete i vostri commenti qui sotto.

 

Ivan Palumbo

 

 

 

COME COSTRUIRE E MONTARE IL PISCIARINO

O BECCO D'ANATRA

 

Negli ultimi anni i produttori di mute applicano sempre più spesso il cosidetto "pisciarino" o "becco d'anatra" sui pantaloni dei loro clienti. E' un mezzo molto semplice per l'espulsione dell'urina durante le battute di pesca che risolve in maniera molto efficace il problema delle infezioni.

 

Trattenendo infatti l'urina all'interno della muta oltre che nel cattivo odore e nelle irritazioni cutanee s'incorre di frequente in infezioni del condotto uditivo. Per scongiurare questa eventualità sono stati escogitati diversi metodi tra cui l'utilizzo dell'uridol, una specie di profilattico fermato da una fascetta adesiva o in simil-velcro che termina con un tubicino che va all'esterno della muta attraverso un piccolo foro opportunamente praticato. Sinceramente il pisciarino o becco d'anatra è per me il sistema più pratico ed efficace per espellere l'urina, si pensi infatti alla macchinosa applicazione dell'uridol prima sul pene e poi nel foro della muta e all'eventualità in cui per una qualsiasi ragione si sfila e bisogna aprire necessariamente la muta per mettere tutto a posto.

 

Con il becco d'anatra tutto ciò non accade. Molti pescatori tuttavia hanno ancora pantaloni che non ne sono forniti e che per evitare l'incombenza di spedire la muta ad un artigiano specializzato se li tengono cosi come sono. Qui di seguito è riportato un video tutorial che spiega come è semplice realizzarne uno ed applicarlo efficacemente sul pantalone.

 

 

 

REGOLAZIONE E SOSTITUZIONE DELLE ALETTE

GUIDA ILLUSTRATA SU COME FARE

 

Sulle aste in commercio (tranne quelle della sigalsub che escono dalla fabbrica già perfette), l’aletta non è sempre regolata come dovrebbe. Spesso sono troppo lente o lo sono troppo poco e in ogni caso non svolgono il loro ruolo. Qual è quindi l’aletta ben regolata? (Fig 1)

 

Per assicurarsi che l’aletta funzioni bene scuotete l’asta (avanti-indietro) e verificate, accompagnando con il palmo della mano, che l’aletta resti aperta e che risulti difficile farla ritornare a posto senza intervenire con la mano. Se ciò non avviene occorre una regolazione da effettuarsi con un martello il più piccolo possibile, in modo da favorire la precisione.

 

Eliminare il gioco laterale

Per eliminare il gioco laterale dell’aletta, occorre martellare il perno (fig. 2) su entrambi i lati evitando di piegarlo al primo colpo. Quando il perno è senza gioco e l’aletta si serra sull’asta (a questo punto l’apertura è difficile), mettetela a perpendicolo e colpitela leggermente da dietro trascinando il martello di piatto lungo l’asta (Fig. 3). Alcuni colpetti sono sufficienti per far muovere più dolcemente l’aletta. Qualora ritrovi un po di gioco ripetete l’operazione (fig. 2 +3).

 

     

 

Regolare l’aletta in posizione di bloccaggio

Dobbiamo mettere la punta dell’asta all’altezza del perno su un’incudine (fig4) e colpire il bordo dell’aletta al di sopra del foro del perno. Uno o due colpi su ogni lato e la regolazione è fatta (fig4). Verificare il funzionamento come descritto all’inizio e se la regolazione è troppo dura, eseguite nuovamente l'operazione (Fig. 3+4).

 

Cambiare un’aletta

Limate la testa del perno finché non è completamente scomparsa. Spingete fuori il perno con l’aiuto di un chiodo dello stesso diametro. Verificate che non sia troppo lungo. Qualora lo fosse limatelo sull’asta,con l’aletta montata,avendo cura che non esca più di un millimetro. Non resta che martellare. Non colpite il centro ma cercate di intervenire lungo il perimetro. Se l’aletta si muoverà in modo forzato ripetete le operazioni descritte in fig 5 e 3.

Se non si dispone di un perno si può utilizzare una vecchia ogiva a "V" avendo cura che esca non più di un millimetro da ogni lato dell’asta. 

 

 

IGIENE ORALE E IMMERSIONI

LA PULIZIA SHOCK DEL TUBO

 

 


Tutti sanno che è buona abitudine lavare sempre l’attrezzatura subacquea dopo l’immersione. I più si adoperano in questa buona pratica per evitare il danneggiamento della stessa derivante dalla corrosione operata dall’acqua di mare, che come recita un vecchio adagio locale, “mangia tutto”. Per una questione di igiene inoltre, tutti (soprattutto quelli che adoperano mute senza pisciarino) sicuramente lavano o almeno sciacquano la muta a casa. E il tubo e la maschera?

 

E’ probabile che molti siano convinti che sciacquare alla buona sotto il rubinetto la maschera e il tubo sia sufficiente a garantirne la pulizia, alla fine sono elementi dell’attrezzatura soggetti ad un frequente passaggio dell’acqua (seppur di mare), che potrà mai capitare quindi?

Bene, è opportuno sapere che quel miscuglio di saliva ed acqua di mare che ristagna all’interno del tubo con il tempo tende a formare, sulle pareti interne di esso, una patina di colore marroncino chiaro/giallo ricca di germi e batteri che sono causa delle principali patologie dentarie.

 

In rete l’associazione “patologie dentali” e “immersioni” produce sempre come risultati i fenomeni più comuni che riguardano il consumo o danneggiamento dello smalto dei denti, la postura mandibolare e i traumi derivanti da micro bolle di aria presenti nel dente a seguito di otturazioni mal riuscite (odontobaropatie). Bisognerebbe tuttavia parlare anche della recessione gengivale per esempio (le gengive si abbassano e lasciano scoperte la radice) e di altre patologie che sono causate da una scarsa igiene del tubo/boccaglio.

Nel video qui sotto è possibile vedere cosa ha in serbo un tubo, lasciato inutilizzato per una sola stagione, quando ci si versa dentro dell’acqua bollente. Vi assicuro ad ogni modo che anche in quelli usati senza interruzione si possono trovare delle sorprese.

Se il vostro tubo è come questo basta sciacquarlo abbondantemente con acqua calda e tenerlo a mollo in acqua e bicarbonato (o amuchina) per disinfettarlo. Tale pratica dovrebbe coinvolgere anche il boccaglio.

 

 

 

 

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