IL MIMETISMO DELL'ATTREZZATURA E' UTILE?

RIFLESSIONI SULL'ARGOMENTO

 

Oggi è molto diffuso l’impiego di mute dalla livrea mimetica e diversi esperti hanno sviluppato molte teorie in merito a questo aspetto. Alcuni hanno sviluppato delle riflessioni sulla grandezza delle macchie in relazione alla sagoma intera del pescatore e altri su quanti e quali colori debbano essere impiegati ma la questione è ancora  controversa.mimetico

 Molte forme di vita marine adottano il mimetismo, ma esso funziona con il massimo vantaggio solo fino a che sono immobili e quando si muovono noi le riusciamo a vedere.
I pesci sono miopi e non distinguono chiaramente le sagome e su questo si dovrebbe basare la teoria della scomposizione d’immagine, ma è una cosa discutibile poiché se si sta perfettamente immobili con una muta nera non c’è differenza tra noi e una zona d’ombra tra gli scogli per l’occhio miope dei pesci se non emettiamo vibrazioni.

 Quando siamo in movimento invece, le nostre vibrazioni sono percepite ben prima dei nostri colori dal pesce e quindi il pesce sa già che ci siamo.

Se ci fermiamo a pensare, durante una caduta la luce è alle nostre spalle e il mimetismo non ha alcun effetto perché diventiamo una macchia nera che si avvicina e se facciamo l’agguato le vibrazioni del nostro spostamento sono l’aspetto piu importante da considerare e non tanto il mimetismo, quindi a cosa serve il mimetismo?
 Alcuni dicono che il mimetismo delle mute scomponendo l’immagine del pescatore da l’impressione al pesce di trovarsi magari davanti a tanti pesci piu piccoli ma che dire se le vibrazioni sono quelle di un'unica cosa piu grande?

Se si dovesse fare una scaletta di priorità nell’impiego da parte dei pesci dei loro organi sensoriali durante la caccia, di certo gli occhi non occuperebbero la prima posizione che sarebbe presa quindi dalla linea laterale.
In diversi documentari è stato dimostrato che i pesci piccoli si aggregano e si muovono simultaneamente per dare l’illusione ai loro predatori di trovarsi di fronte ad un unico pesce piu grande. Questo è possibile perché nuotando vicini, in primo luogo, creano una sagoma che l’occhio miope del predatore percepisce come un’unica macchia scura e poi amplificano la forza delle vibrazioni trasmesse alla linea laterale del predatore.

La conclusione è che il mimetismo, incluso quello delle pinne o di qualsiasi altro componente dell'attrezzatura, è un fattore che ha una valenza molto relativa poiché non si dovrebbe dimenticare che il primo organo sensoriale da ingannare non è l’occhio ma la linea laterale, perciò non distinguere bene la sagoma di una pinna o di un pescatore che però si muove, e perciò causa vibrazioni, che senso ha?

 Questo articolo non vuole scoraggiare l'impiego del mimetico ma fornisce degli spunti di riflessione sulla valenza che esso ha nel conseguimento di una cattura. Se ci si riesce a muovere con poche vibrazioni (e quindi si è già un bravissimo pescatore) con il fattore mimetismo si può avere un margine di successo maggiore, ma questo potrebbe avere una valenza piu incisiva solo nell’agguato nel bassofondo visto che in caduta qualsiasi colore non verrebbe percepito poichè saremmo in ombra rispetto al pesce e
all'aspetto il corpo dovrebbe essere interamente nascosto alla vista del pesce quindi il suo colore non dovrebbe essere un fattore determinante almeno che non si sia costretti a fare un aspetto in zone prive di ripari.
A maggiori profondità poi la percezione del colore è comunque diversa e se si pensa che in condizioni di scarsa visibilità dovuta ad acqua torbida i pesci usano di piu la linea laterale dato che la vista è compromessa si può comprendere come il mimetico abbia un'importanza sempre piu circoscritta solo ad alcune situazioni di pesca.

Per maggiori info o per approfondimenti e confronti sull'argomento sono a vostra disposizione nella sezione contatti, in piu da oggi sarà pubblicato un nuovo sondaggio sull'argomento i cui risultati saranno discussi in un articolo successivo.


 

L'ATTREZZATURA DEL PESCATORE: LA MUTA

MATERIALI, CONSIGLI, MANUTENZIONE    

 

 

MATERIALI

 
 
SPACCATO
LISCIO

Il  neoprene, è un elastomero di sintesi (gomma) arricchito di cellule gassose (azoto) distribuite su tutta la sua massa. Questa peculiarità unita allo spessore della gomma garantisce una grande coibenza termica ed è per questa ragione che il neoprene viene impiegato per confezionare mute subacquee di diverso tipo.

In fase di produzione esso si presenta come una massa da trasformare in fogli di spessore variabile da 1 a 8 millimetri. Tale operazione taglia inevitabilmente delle cellule di azoto e il risultato è quindi un foglio di materiale poroso che prende il nome di “neoprene a cellula aperta” o “spaccato”. Il neoprene “spaccato” assicura una maggiore aderenza alla pelle e quindi una maggiore protezione termica controbilanciata tuttavia da una maggiore fragilità.


In seguito all’operazione di taglio il foglio ottenuto può essere scottato in superficie, ottenendo quindi una chiusura delle cellule tagliate che lo rendono liscio, pertanto dopo questo trattamento prende il nome di “neoprene a cellula chiusa” o “liscio”.
Un po piu resistente dello spaccato, il liscio garantisce un’ottima aderenza ed un’efficace coibenza termica anche fuori dall’acqua grazie alla capacità di asciugarsi in fretta.


In un momento successivo sia il foglio liscio che quello spaccato può essere rivestito su una o entrambe le superfici con una fodera di jersey, lycra o plush ottenendo quello che prende il nome di bifoderato o monofoderato.
Essi hanno una maggiore resistenza ai tagli e alle abrasioni e sono piu facili da indossare poiché non occorre l’acqua saponata, tuttavia la loro capacità di isolarci dal calore è sensibilmente ridotta e la loro maggiore rigidità rende più impacciati i movimenti in acqua.


SHARK


Oggi esiste una variante del liscio che prende il nome di “shark skin” ed è caratterizzato da una trama zigrinata ottenuta in fase di scottatura. Questo processo ha lo scopo di rendere piu idrodinamico e robusto il materiale senza pregiudicare l’aderenza e l’elasticità dello stesso.





SANDWICH
Infine tra le innovazioni bisogna annoverare il “neoprene sandwich” cioè un foglio liscio/spaccato sul quale viene applicata una fodera gommosa (sul lato liscio- esterno). Questo tipo di materiale perde un po della sua elasticità ma offre una grande resistenza alle abrasioni.




CONSIGLI
Oltre al tipo di neoprene, occorre prestare attenzione alla sua qualità in quanto da essa dipenderà la vita della nostra muta.
Il neoprene, come il nostro organismo, subisce gli stessi effetti della pressione durante l’immersione e con il passare del tempo perde la capacità di espandersi nuovamente dopo la compressione della discesa, perciò occorre scegliere dei materiali appropriati onde evitare di acquistare una muta invernale che l’anno seguente si utilizzerà ad agosto!
Un altro aspetto importante sono gli incollaggi, in particolare (chiaramente) per le mute che non hanno cuciture. Spesso i fogli di neoprene sono trattati con una sostanza grassa che ne preserva le caratteristiche ma che deve essere rimossa prima di procedere all’incollaggio poiché le colle bi componenti non hanno una presa efficace su superfici di natura grassa e le giunture si aprono dopo pochissimo tempo.

MANUTENZIONE
Fondamentale poi per allungare la vita di una muta è la manutenzione che deve essere effettuata con costanza e cura seguendo solo alcuni piccoli accorgimenti.
Prima di tutto occorre sciacquare via dopo ogni utilizzo la salsedine che corrode il neoprene e poi farla asciugare appesa senza mollette in un luogo al riparo dalla luce diretta del sole.
Nel caso di debba far fronte ad un taglio, la riparazione si dovrà affrontare in maniera diversa a seconda che si tratti di neoprene liscio o foderato.

In entrambi i casi i lembi dovranno essere puliti e asciutti e si dovrà procedere applicando esclusivamente del comunissimo neoprene liquido. Quest'ultimo dovrà essere uniformemente cosparso su entrambi i lembi e si dovrà prestare attenzione a tenerli separati fino a che il mastice non appiccica piu se ci passiamo il dito sopra. A questo punto si dovrà fare pressione con le dita (o una molletta) per qualche minuto per assicurare una tenuta adeguata e quindi la muta non dovrà essere utilizzata per le 24h successive. In nessun caso si dovrà adoperare delle resine resistenti all'acqua (che sono piu comunemente adoperate per le riparazioni delle mute A.R.A.) poichè quando esse si asciugano diventano rigide e creano nell'uso delle crepe profonde tutto intorno al punto di applicazione.

cucituraIn merito alle mute foderate (bi o monofoderate) la presenza della fodera rende la riparazione più semplice e resistente in quanto permetterà dopo l'applicazione del neoprene liquido di praticare una cucitura di sicurezza.
Tutte le istruzioni riportate sopra per le mute in liscio valgono anche per quelle in foderato solo che dopo aver eseguito l'incollaggio con il neoprene liquido si potrà effettuare una cucitura con due procedure diverse a seconda che la fodera sia presente su uno o entrambi i lati.

Nel caso di monofoderato la cucitura (con ago e cotone comune) dovrà essere superficiale e non attraversare per intero il neoprene. Se si pensa al foglio di neoprene, l'ago dovrà entrare dalla parte della fodera e non uscire dalla parte liscia/spaccata ma muoversi orizzontalmente per uscire poi dall'altro lato del taglio riparato  (vedi disegno).
Questa operazione ripetuta per tutta la lunghezza del taglio dovrà lasciare una cucitura visibile solo dall'esterno mentre dal lato liscio/spaccato non ve ne dovrà essere traccia.

Nel caso di bifoderato invece la cucitura potrà anche attraversare per intero il neoprene ma si sconsiglia vivamente poichè crea dei punti ruvidi che, specie vicini alle articolazioni, sfregando creano abrasioni o irritazioni. E' chiaro tuttavia che l'impiego della cucitura irrigidisce notevolmente la zona quindi si deve evitare di praticarla in presenza di ampi tagli.

RIPRESE IN SOGGETTIVA

COME MONTARE LA FOTOCAMERA SUL FUCILE   

 

L’idea di montare un apparecchio di video ripresa sul fucile mi venne diversi anni fa vedendo alcuni DVD di diversi pescatori esperti in cui si spiegava come si era riusciti ad installare una videocamera sull’arma regalando allo spettatore la stessa visione del pescatore. L’unico handicap era rappresentato dal fatto che una videocamera scafandrata sviluppava un gran volume al lato di un fucile, pregiudicandone decisamente il brandeggio.

Poco tempo dopo invece, navigando su internet, mi sono imbattuto in un sito di pescatori francesi (della Normandia per la precisione) nel quale era pubblicato un video in cui mostravano il montaggio di una fotocamera scafandrata su un fucile e rimasi impressionato dal notare che nonostante lo scafandro occupava un volume molto più ridotto.  A quel punto volendo intraprendere quella strada, si presentarono due problemi: la scelta della fotocamera e il sistema di montaggio sull’arma.

Dopo diverse settimane di comparazioni la scelta cadde su una canon 900ti (oramai fuori produzione) poiché due anni fa e forse anche oggi, era l’unica macchina fotografica ad avere una risoluzione di filmato altissima 1240*768 a 15fps!!! Al momento dell’acquisto il tutto comportò una spesa di 400 euro circa per la macchina e 200 euro circa per lo scafandro…ma li valsero tutti. A chiunque si appresti a seguire questa passione consiglio vivamente la Canon poiché ha una vasta linea di scafandri e accessori molto affidabili.

assettoIl secondo problema portò via un po’ più di tempo poiché si trattava di progettare un sistema di montaggio che non pregiudicasse la normale attività di pesca. Il primo pensiero fu che si doveva poter agganciare e sganciare con facilità da un fucile all’altro anche in acqua e con i guanti perciò ideai un supporto fisso ad elle (C–foto) da montare su tutti i fucili (e già dotato di bullone bloccato da due dadi) ed una staffa (A-foto) che si monta sul supporto fisso per mezzo di una farfalla (D-foto). In seguito all’utilizzo in acqua poi, la farfalla (D-foto) è stata sostituita da un pomello di plastica con filettatura in ottone assicurato alla staffa  con del filo di nylon in primo luogo allo scopo di facilitare apertura e avvitamento con i guanti e in secondo luogo per evitare di avere parti mobili che si potevano perdere in acqua. 

La fotocamera quindi si fissa alla staffa con un pomello di plastica (B-foto) che vi suggerisco di dotare di una guarnizione di gomma al fine di creare maggiore presa ed evitare che in seguito al contraccolpo dello sparo la fotocamera si giri. 

Non trascurate poi il caricamento del fucile, poiché in questa fase avete bisogno di spazio per le mani affinché esse possano portare l’ogiva sulle scanalature dell’asta. Perciò nel progettare il supporto occorre fare i conti con la posizione delle mani nel momento in cui esse portano l’ogiva sulla scanalatura più arretrata. 

Seppur dispendiosa di tempo la progettazione di questo sistema di fissaggio ha garantito un gran divertimento soprattutto per il fatto che ognuna delle parti che lo compone è fatto di materiale di risulta, infatti il pomello viene da un vecchio ferro da stiro, la lamiera del supporto da un infisso, ecc…Adeguare qualcosa che serviva inizialmente ad altro ha dato ancora più valore alla creazione finale…almeno per me…

Per maggiori informazioni o per confrontare le soluzioni che voi avete adottato non esitate a scrivermi nella sezione contatti.



GUIDA ALLA SCELTA 

DELL'ATTREZZATURA DI VIDEORIPRESA

 

Per chiunque avesse il desiderio di farsi coinvolgere dalla passione della videoripresa e cominciare a filmare le proprie azioni di pesca è necessario dare alcune indicazioni su come acquistare l’attrezzatura necessaria e quali parametri tenere in considerazione.

Prima di tutto occorre scegliere tra macchina fotografica e videocamera e questo si fa tenendo conto del fatto che in primo luogo l’investimento per la seconda in molti casi è più “importante” e poi seppure la tecnologia ha ridotto di molto le dimensioni delle video camere il volume e il peso sono sempre maggiori di quelle di una fotocamera se non a scapito della qualità, perciò sono magari consigliabili a chi ha già fatto una certa pratica nella videoripresa e ha disponibilità economiche un po’ più elevate.

Non si fraintenda ovviamente il discorso economico perché anche con una fotocamera di buon livello l’impegno rasenta o supera la metà di uno stipendio mensile medio, tuttavia con l’attuale livello di innovazione il risultato video di una fotocamera ha una qualità molto più che soddisfacente e perciò il suo acquisto non deve essere considerato come un’alternativa economica di un prodotto migliore ma solo una strada diversa per raggiungere l’obiettivo della ripresa.

I criteri più utili sono:camera

1. dimensioni/peso
2. sensore
3. obiettivo
4. batterie
5. display lcd
6. formato video
7. scafandro
8. costo



DIMENSIONI/PESO

Le dimensioni ma soprattutto il peso, sono un aspetto che ha una grossa rilevanza visto che montata sul fucile la fotocamera potrebbe pregiudicare il brandeggio ma occorre non perseguire disperatamente questo scopo perché i volumi ridotti portano a diversi problemi.
In primo luogo le lenti piccole catturano meno luce e quindi hanno una resa discutibile in condizioni di scarsa illuminazione come il fondale marino, in più le microlenti spesso sono affette da una distorsione dei colori in situazioni di forte contrasto.
La fotocamera che utilizzo ha un peso di 190gr. (batteria e scheda incluse) e le sue dimensioni sono 8,5cm x 6cm x 2cm circa e il suo impiego non pregiudica in alcun modo l’utilizzo del fucile.

SENSORE

Per il sensore ci sono due cose da tenere in considerazione: il numero di megapixel e le dimensioni dello stesso. Per il primo non ci sono problemi perché è una caratteristica molto evidente oramai ma la dimensione del sensore si può invece desumere dalla presenza o meno di rumore e dalla sensibilità ISO alla quale può arrivare e tenete conto che si può oggi andare ben oltre i 3400 ISO.
Le capacità di questo componente danno poi la possibilità di attribuire svariati effetti di correzione al prodotto di output, come la regolazione del bianco, dei contrasti, dei livelli di un singolo colore a garanzia di una maggiore qualità. Per esempio nelle riprese subacquee il primo colore che scompare è il rosso e le fotocamere attualmente in commercio hanno proprio la possibilità di correggere questa assenza fornendo un risultato finale come se si fosse all’asciutto.

OBIETTIVO

L’obiettivo è un elemento che ha una valenza relativa nel nostro tipo di ripresa visto che spesso la funzione zoom nel video è inibita durante la ripresa e si deve impostare prima. Non dimentichiamo però che nella maggior parte dei casi la macchina che acquistiamo ci servirà in molte altre circostanze diverse dalla pesca ma tenete presente che le funzioni ritratto e paesaggio sono quelle che verranno utilizzate per la maggiore e per le prime basta un 3x e per le altre occorrerebbe un grandangolo da minimo 23mm, perciò fate solo attenzione che lo zoom sia ottico e non digitale perché quest’ultimo tipo interpreta le informazioni dando una qualità di uscita minore di uno ottico. Il consiglio allora è di non ricercare uno zoom 20x almeno che non siate dei paparazzi.

BATTERIA

In merito c’è poco da dire poiché non esiste praticamente più la scelta delle stilo o altro formato e ci sono tutte equipaggiate con pacchetti ricaricabili. La durata media è di circa 2 ore di ripresa video continua. La mia per esempio, garantisce un’autonomia di 4 ore utilizzandola con determinati accorgimenti. Resta accesa per quattro ore e registra solo da quando mi immergo a quando risalgo e negli intervalli va in risparmio energetico spegnendo il display ma mantenendo fuori il gruppo delle lenti. Quest’ultimo è un aspetto importantissimo perché si spreca un sacco di energia facendo aprire e chiudere il gruppo di lenti e senza questo accorgimento la batteria durava la metà.

DISPLAY

Per il display occorre che sia ben illuminato e grande perché deve risultare visibile in tutte le condizioni e vi assicuro che in acqua anche le cose più stupide diventano complicate rispetto alla terra ferma.

FORMATO VIDEO

Prima il limite massimo era rappresentato dalla risoluzione 640x480 ora invece abbiamo anche superato l’ HD 720p (1280x720). Il vantaggio che è più evidente è che il video risulterà più grande (proprio come porzione di schermo occupato) e di maggiore qualità.
 Di pari passo si sono sviluppati anche i codec (piccoli programmi che interpretano le informazioni video e/o audio) che comprimono con ottimi risultati il file MPEG ottimizzando lo spazio occupato sulla scheda. E’ da non considerarsi cmq l’acquisto di una scheda di capacità inferiore agli 8 giga per l’utilizzo di questi formati video.
 L’ultima variante sono gli FPS ossia i frames per second che per spiegarlo in maniera semplice se si considera che un video è fatto di tante fotografie scattate velocemente in sequenza, maggiore sarà il numero di esse per unità di tempo e più definita sarà la qualità del prodotto finale.
Se poi si pensa di montare o cmq elaborare i video, si deve fare i conti con la compatibilità di questi formati con il software che s’intende utilizzare tipo final cut, adobe premiere, ecc.

SCAFANDRO

SONY, PANASONIC e CANON sono le case che più di ogni altra hanno una linea di accessori dedicata alla fotografia subacquea e quindi quasi qualsiasi apparecchio di queste tre case hanno il relativo scafandro.
La scelta deve essere dettata da due semplici parametri: stagno fino a 40 metri e con la possibilità di usare tutti i comandi anche in immersione.
Si può anche decidere di far scafandrare una macchina che non ha lo scafandro di serie” ma ve lo sconsiglio in quanto particolarmente oneroso.

COSTO

Tenete in conto di non spendere meno di 400 euro per scafandro e macchina e considerate quindi altri 30 euro circa per l’acquisto di una scheda di memoria da 16giga.
Se quindi con 500 euro circa si può ottenere una soluzione di tutto rispetto per una videocamera dovete considerare in alcuni casi anche più del doppio.
Il consiglio è quello di fare come me e di acquistare su ebay da negozi virtuali che rilasciano fattura e garanzia e che ti fanno in moltissimi casi risparmiare anche la metà.

PER MAGGIORI INFORMAZIONI SONO A VOSTRA DISPOSIZIONE NELLA SEZIONE CONTATTI

RIPRESE IN SOGGETTIVA

MANUTENZIONE DELLA CUSTODIA SUBACQUEA

 

Per decidere di montare una fotocamera sul fucile si deve necessariamente essere mossi da grande passione per il risultato finale, perché la manutenzione è decisamente laboriosa e richiede molta cura e attenzione.


schema custodia

Una parte molto importante della custodia e quella che quindi richiede molta manutenzione è l’o-ring. Prima dell’utilizzo occorre rimuoverlo con uno stecchino dal suo alloggiamento e sciacquarlo con acqua fresca, successivamente aiutandosi con lo stecchino si dovrà pulire l’alloggiamento dell’o-ring con un fazzolettino di carta.


Prima di risistemarlo sulla custodia occorrerà ad ogni utilizzo ingrassare l’o-ring con del grasso al silicone che viene già fornito nella confezione di acquisto in un tubetto da 5gr che dura mediamente un anno, tuttavia quando finisce non occorre allarmarsi poiché è un prodotto di facile reperimento in qualsiasi negozio di attrezzature per la subacquea.


Una volta alloggiata la fotocamera all’interno della custodia occorre sistemare nelle intercapedini lasciate libere, una bustina di silica gel per assorbire l’umidità e prima di chiuderla definitivamente ricontrollare che sull’o-ring non vi siano capelli, peli o polvere poiché potrebbero essere causa d’infiltrazione d’acqua. Al fine di evitare urti ho creato una piccola custodia di neoprene per il trasporto a terra e in acqua dotata di clips per agganciarla sulla plancetta.


Alla fine di ogni utilizzo è buona norma tenere a mollo prima e sciacquare poi la custodia con acqua fresca. Io personalmente non la apro fino a che non sono rientrato a casa e l’ho sciacquata sotto il rubinetto, facendo particolare attenzione a pulire bene i pulsanti e lo sgancio. Infine la custodia va riposta nel periodo di inutilizzo sempre aperta onde evitare l’effetto memoria dell’o-ring. La teoria vorrebbe che lo si smontasse del tutto ma usandola ogni giorno o comunque frequentemente tutto l’anno è sufficiente evitare di tenerla chiusa.   

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