JFE EXCELLENCE AIR

PINNE IN CARBONIO 100% T700

 


Grazie alla collaborazione del mio caro amico Jean-Yves Giglais ho conosciuto Julien Elias il co-fondatore della JFE, una giovane azienda artigiana francese specializzata nella realizzazione di pinne in fibra di carbonio. La JFE è ancora praticamente sconosciuta in Italia ma in Francia ha già riscosso grandi consensi al pari di ditte più blasonate. Si è affacciata sul mercato con due serie di pinne, le PERFORMANCE e per i più esigenti le EXCELLENCE, ed è proprio di quest’ultima che qualche settimana fa ho ricevuto un campione per effettuare dei test. Le EXCELLENCE sono prodotte in due versioni, quella STANDARD con longheroni che corrono per tutta la lunghezza della pala e quella AIR con longheroni minimali ed è proprio quest’ultima che andremo ad esaminare da vicino.

 

Le JFE EXCELLENCE – AIR sono delle pale a spessore differenziato realizzate interamente in carbonio T700, che per intenderci è lo stesso materiale che un’altra casa italiana molto conosciuta utilizza per i suoi prodotti. Grazie ad un accurato sistema di produzione (CLS) i gradini tra gli strati di diverso spessore vengono arrotondati per diminuirne appunto l’incidenza poiché come sappiamo questi rappresentano punti di criticità strutturale e possono dare origine a crepe e rotture. Inoltre il particolare rivestimento applicato permette l’accelerazione dei fluidi sulla superficie e agevola di conseguenza la pinneggiata. Tra i primi pregi che si notano ad occhio nudo ci sono i 15° di angolazione della pala che si possono sfruttare al 100% se si utilizzano scarpette Pathos (come in foto) che hanno un'angolazione di 22° e che permettono quindi di sfruttare a pieno quella natia della pala. Come tutte le altre anche le JFE possono essere montate su qualsiasi scarpetta ma le Pathos garantiscono una migliore performance e potrete chiedere a Julien di montarle direttamente sulle vostre pale poiché disponibili nel loro stock. Un altro aspetto molto importante delle AIR è la loro straordinaria leggerezza che ne rende l’utilizzo confortevole. A seconda della durezza infatti il loro peso varia da 190gr a soli 210gr.

 

 

Rispetto alle loro concorrenti le JFE sono leggermente più corte infatti misurano 76cm per 21cm di larghezza e terminano con una punta a “flap” poco pronunciata. I longheroni veri e propri hanno un profilo basso e si estendono per soli 10cm alla fine della pala lasciando ben 21.5cm di spazio tra loro e i longheroni della scarpetta. Questo gap è rivestito da una guida laterale che serve solo a proteggere il bordo della pala.

 

 

Il TEST

Innanzitutto bisogna evidenziare che il piede è accolto agevolmente dalla scarpetta. La combinazione di scarpette Pathos e pale JFE da modo al piede di esprimere la potenza di spinta con la parte anteriore (metatarso) in modo da non affaticare la caviglia nell’esecuzione della pinneggiata. La pala è molto reattiva in acqua e la minor lunghezza non costituisce un handicap anche risalendo da profondità maggiori. Infatti il colpo di pinna risulta potente e sciolto (grazie anche alla punta a “flap” che fa sentire la sua presa sull’acqua) e fornisce la stessa sensazione che darebbe una pala più lunga.

 

 

 

Queste considerazioni tuttavia hanno valore a patto che l’esecuzione del gesto atletico sia buona poiché l’assenza d’importanti longheroni richiede maggiore attenzione. Per intenderci è come dare una fuori serie in mano ad un neo patentato, non è quindi una pala per tutti. La praticità derivante dalle sue dimensioni la rende ideale per tutti i tipi di pesca e per i lunghi spostamenti in superficie ma occorre fare attenzione alla punta che sporgendo si può danneggiare tra gli scogli soprattutto durante la pesca in poca acqua.

 

Prezzo 330€

 

BLACKTECH SHARK SKIN

PINNE IN CARBONIO ANTI RIFLESSO

 

 

Lo scorso autunno ho presentato attraverso un articolo una giovane azienda croata specializzata nella produzione di pinne in carbonio: la BlackTech. Da sempre attento alle novità che il mercato offre nel campo delle attrezzature per la pesca in apnea, ero rimasto impressionato dal prodotto assolutamente innovativo che aveva realizzato.

Le pinne in carbonio sono entrate da tempo nel bagaglio comune del pescatore in apnea moderno e nel corso degli ultimi anni questo prodotto ha subito un’evoluzione esponenziale. Si trovano infatti sul mercato pinne con pale più larghe, più strette, con il flap, a coda di balena, a spessore differenziato, a spessore omogeneo, con i longheroni, senza longheroni, ecc ma mai nessuno si era concentrato sulla risoluzione di un problema che tutti questi tipi di pinne hanno in comune: il riflesso.

La realizzazione di pinne in carbonio richiede come è noto l’impiego di fibre e resina ed è proprio quest’ultima a fornire un aspetto lucido alla superficie. Sappiamo tutti gli effetti che una specchiata può avere sull’esito di una cattura e alcuni produttori si sono in effetti impegnati a mimetizzare le pinne con delle vernici che chiaramente influenzano le proprietà meccaniche del materiale impiegato a favore di un’estetica più accattivante.

 

 

La BlackTech ha fatto tesoro delle innovazioni offerte dal mercato e ne ha tenuto conto durante la progettazione del proprio prodotto che ha richiesto tre anni e che è stata coadiuvata (per la fase dei test) dalla locale comunità di pescasub. I due ingegneri navali Sasa e Bruno hanno quindi creato delle pale in carbonio a spessore differenziato con una particolare superficie a “nido d’ape” che ne garantisce l’assoluta discrezione in acqua, insomma tutti i benefici di una pala in composito con la riflettenza di una in tecnopolimero! Andiamo a vedere nello specifico le caratteristiche.

 

MISURE

Le pale sono lunghe 80cm e larghe 19cm e sono prodotte con un’angolazione di 22°. Sono fornite di longheroni con profilo a T che si adeguano a qualsiasi scarpetta e che si allargano solo verso i due terzi della lunghezza della pala, in modo da incidere il meno possibile sulla flessibilità del carbonio ed evitare la derapata durante il movimento.

 

PUNTA

La punta come vedete in foto ha il profilo a coda di balena ma l’azienda ne fornisce sei tipi standard ed è inoltre disponibile alla realizzazione “on demand”, quindi inviando un disegno è possibile riceverle con il tipo di punta desiderato. I tipi più comuni sono quello del modello in foto (particolarmente indicato per la pesca in apnea poiché non sporge oltre il profilo della sagoma) e quello “flap” che garantisce una maggiore presa sull’acqua e una maggiore spinta ma che può creare delle difficoltà quando si pesca sul fondale roccioso.

 

SPESSORE E ORIENTAMENTO

Lo spessore della pala è differenziato cioè va assottigliandosi verso la punta. Il disegno infatti prevede che la pala risulti più sottile verso i due terzi della lunghezza ma la peculiarità sta nella disposizione delle fibre che non segue lo schema classico delle pinne attualmente presenti sul mercato. Se si guardano delle comuni pale a spessore differenziato si potranno notare con facilità dei semicerchi che demarcano appunto la differenza di spessore tra i vari strati. Questa disposizione crea dei gradini che danno vita a punti di maggiore stress meccanico e che secondo la qualità della lavorazione e dei materiali impiegati dal produttore, possono diventare potenziali punti di rottura. Purtroppo la BlackTech, per ovvie ragioni, ha richiesto di non pubblicare maggiori dettagli in merito ma posso dirvi che ha trovato un’altra maniera di disporre le fibre che attenua lo “scalino” tra uno spessore e l’altro. E’ infine doveroso parlare dei materiali impiegati e dei processi di lavorazione.

 

 

MATERIALI E PROCESSI

La BlackTech utilizza fibre di carbonio appositamente prodotte per l’industria aeronautica e una speciale resina epossidica, prodotta in Germania, la cui particolarità è quella di avere un elevato modulo di elasticità capace di conferire grande flessibilità al prodotto composito finale. La produzione avviene attraverso un doppio processo d’infusione che garantisce l’accurata espulsione dell’aria potenzialmente presente tra i vari strati e che sarebbe fonte d’indebolimento strutturale. Secondo il produttore tale processo fornisce garanzie maggiori della tecnologia PregPreg.

 

DUREZZA

La casa croata ha dimostrato in tutti i suoi aspetti di essere completamente orientata al cliente che difatti oltre a poter scegliere il tipo di punta, può scegliere anche la durezza che meglio si adegua alle sue esigenze. In commercio si trovano le classiche soft, medium e hard ma quante volte la dura era troppo dura e la media era troppo morbida? Bene, per far fronte a questo problema la BlackTech produce tutte le sue pinne in ben 9 livelli di durezza differenti!

 

TEST

Ho montato le pale su delle scarpette Salvimar e la presa è tanto salda da non esserci la necessità d’incollarle o forarle per mettere delle viti perché la pala non esce dalla scarpetta nemmeno se si tenta di tirarla via orizzontalmente. Ve la consiglio, oltre che per la salda presa, anche per l’angolazione di 22° che asseconda in toto la curvatura della pala. Inoltre la feritoia di questa scarpetta permette di esprimere maggiore forza con la parte anteriore del piede (metatarso) forzando meno sulle caviglie. Tale predisposizione esige tuttavia un gesto atletico impeccabile poiché non lascia molta espressione ad una pinneggiata vicina allo stile “bicicletta”.  La flessibilità della pinna è indiscutibile, può essere arrotolata e strizzata senza alcuna preoccupazione. Il ritorno elastico è notevole seppur si tratti di un modello di bassa durezza. E’ sicuramente una pinna adatta a lunghi spostamenti in superficie poiché non affatica le articolazioni e alla pesca all’agguato in medio fondale in cui occorre reattività e scioltezza in egual misura. In acqua non c’è alcun tipo di riflesso e grazie alla loro particolare superficie le normali abrasioni che si generano attraverso lo sfregamento contro le rocce tendono a non vedersi. Queste Pinne sono davvero eccezionali, basti pensare che sono utilizzate anche dalla squadra nazionale croata di pesca in apnea, nella fattispecie da Branko Ikic e Radoslav Jakupovic che hanno ottenuto risultati eccellenti nelle recenti competizioni internazionali.

 

 

 

 

TEST ARBALETE:

IMERSION ESKWAD PRO 90

 

 

La casa francese Imersion ha presentato lo scorso anno l’Eskwad PRO un nuovo arbalete che ho avuto la possibilità di testare. Questo fucile dal profilo rivoluzionario è sicuramente caratterizzato da una progettazione non convenzionale che si esprime al massimo nella sezione del fusto e nella forma della testata senza dimenticare l’innovativo mulinello. Ho provato il 90cm ma è disponibile anche nelle misure 75cm-100cm-110cm-120cm. Vediamo quindi nel dettaglio le specifiche tecniche di quest’arma.

 

Il fusto è realizzato in alluminio anodizzato nero opaco ed è provvisto di un guida asta integrale. Ha un sezione schiacciata che lo rende molto idrodinamico poiché largo solo 20mm circa ed alto circa 4cm. La testata è OPEN ed è stata concepita per ospitare sino a 3 elastici. Ha un profilo molto stretto che non sporge dalla sagoma del fusto e fornisce all’arma un aspetto aggressivo. Il primo attacco è a “sgancio rapido” poiché all’interno dell’anello è collocata una speciale boccola basculante che grazie ad un’apertura sul lato inferiore permette la fuoriuscita dell’elastico qualora vi sia la necessità di effettuare tiri meno potenti. La suddetta boccola può essere comunque rimossa per far spazio ad un tradizionale elastico circolare. Il fucile è di serie fornito con un elastico da 18mm con doppie boccole e doppia ogiva inox ed un circolare tradizionale da 16mm con boccole ed ogiva inox.

 

 

L’asta in dotazione è una mono aletta (superiore) in inox trattato a 17/7 PH 200 kgs/mm² da 130cm di lunghezza e 6.5mm di diametro con punta tricuspide. Il mulinello è un gioiellino di funzionalità poiché orientabile sia in verticale che in orizzontale, basta solo comprare l'apposito aggancio. Accoglie circa 50mt di sagolino che viene di serie fornito insieme ad un ammortizzatore. L’impugnatura garantisce una presa sicura e l’indice raggiunge intuitivamente il grilletto. Il particolare meccanismo di sgancio installato permette inoltre un facile inserimento dell’asta che anche se introdotta con un’inclinazione di 45° si aggancia ugualmente. Lo sgancia sagola (collegato al meccanismo di sgancio) infine è presente su entrambi i lati.

Durante il test in mare l’eskwad ha dato sin da subito prova della sua leggerezza ma ha creato qualche difficoltà nel brandeggio laterale, possibile con efficacia solo se si inclina il fucile. La presenza delle boccole tiene distanti le coppie di elastici che in questa maniera vibrano durante i cambiamenti di mira. Tuttavia a questo si può porre rimedio installando degli elastici circolari chiusi da ogive in Dyneema. Il mulinello infine si consiglia di sistemarlo orizzontalmente. Con l’aggiunta di poche decine di euro è possibile ricevere anche una praticissima sacca impermeabile con chiusura a zip, due ampie tasche interne ed una esterna.

 

TEST ELASTICI SIGAL SUB EXTREME

E STAFFE VIDEO

 

 

Finalmente sono arrivati i tanto attesi SIGAL EXTREME! Li avevamo presentati in anteprima a dicembre nella loro colorazione provvisoria vinaccia e vi avevamo annunciato che nascondevano una piccola astuzia che li rendevano eccezionalmente performanti, ora siamo pronti a svelarvi tutto! I SIGAL EXTREME sono elastici neri con una coestrusione sottilisimma ereditata dai Brown Reactive che nella versione definitiva disponibile in tutti i migliori negozi è di colore viola melanzana. La particolarità di questi elastici è la ridotta dimensione del foro centrale per l’alloggiamento delle ogive. Mentre nei tradizionali elastici sia della SIGALSUB che di altre case la larghezza del foro centrale è di 3mm, quello degli EXTREME è di appena 1mm.

 

Questo piccolo accorgimento permette di aumentare di gran lunga la potenza applicata se si pensa che la quantità di gomma presente nello spazio dato è di 2mm maggiore. La casa produttrice dichiara che la potenza aumenta del 5% ma in realtà un elastico da 16mm per esempio spinge come un elastico da 18mm. Il tiro risulta forte e nervoso ed è completamente diverso dal Brown Reactive che possiede caratteristiche più progressive. Sicuramente un foro cosi piccolo crea non poche difficoltà nell’inserimento delle ogive in dyneema se non si provvede ad una lubrificazione ed una volta inserito, l’occhiello in dyneema resta così saldamente trattenuto dalla gomma che si potrebbe quasi evitare di fare il nodo constrictor per fermarlo...scherzo, non fatelo. Una cosa molto importante è che la coestrusione color melanzana, una volta che l’elastico è posto in trazione, non si “accende” come succedeva in passato con altri elastici ma resta della sua tonalità di partenza (vedi foto).

Questo elastico è stato testato con un fattore di allungamento del 360% ma vi posso assicurare che è in grado di sopportare coefficienti più esasperati. Sarà disponibile nelle misure 13, 14.5, 16, 17.5 e 19mm.

 

Tra le novità 2013 la SIGAL presenta un nuovo elastico ambra con foro centrale da 1mm, ancora in fase di test, che sarà disponibile soprattutto nelle misure utili ai roller e il collaudatissimo Brown Reactive nella versione con le boccole. Ultimo ma non meno importante il vasto assortimento di staffe per videocamere adattabili ai principali fucili presenti sul mercato italiano. La particolarità di queste ultime è rappresentata dall’applicazione di un concetto semplicissimo presentato da questo sito diversi anni fa cioè la staffa “bi-componente”. Queste staffe infatti sono composte da una slitta che resta fissa sul fucile e da un supporto che vi scivola dentro e su cui si monta la videocamera. Il vantaggio di prodotto simile sta nel fatto che il supporto con la telecamera può essere smontato e rimontato su altri fucili mantenendo la stessa angolazione di ripresa.

Se per esempio si deve passare da un fucile corto ad uno lungo durante la battuta di pesca, basta semplicemente tirare via il supporto ed inserirlo nella slitta dell’altro fucile senza la necessità di avvitare niente se non il fermo. Inoltre se non si desidera pescare con la videocamera, non si è obbligati ad usare un fucile con una struttura ingombrante che non serve a niente. In foto sono presenti alcuni dei modelli della SIGAL ma cliccando sul link è possibile vedere l’assortimento completo mentre nei video qui sotto sono riportati due video esplicativi per il montaggio delle staffe sui vari fucili.

 

 

 

COLTELLO IMERSION SABRE 

PELAGIQUE E ASTE MATC

 

 

Tra gli accessori della ditta Imersion ci siamo soffermati sulla coltelleria e sulle aste tridente MATC e abbiamo deciso di provare il coltello SABRE. Realizzato interamente in acciaio inox, appartiene alla categoria dei coltelli naked, ossia creati lavorando un unico pezzo di metallo e senza l’aggiunta di un’impugnatura in materiale diverso. Il coltello in se pesa solo 85gr ed è provvisto di una custodia in plastica del peso di 35gr, per un totale di 120gr. E’ lungo 19cm ma la lama utile è lunga solo 6cm ed è provvista di una parte seghettata. Nato come coltello da braccio grazie ad una piccola e semplice modifica può essere utilizzato anche come comodo accessorio da cintura. E’ necessario sostituire la fascetta di alluminio che si trova sul retro con un’altra più spessa di materiale più resistente ed il gioco è fatto. L’impugnatura ergonomica garantisce una presa affidabile anche se si indossano guanti molto spessi. Infine è da sottolineare il metodo di bloccaggio del coltello nella custodia ad opera di un fermo rotante a farfalla che rende facile sfilarlo ma che evita l’ansia di perderlo in ogni istante.

Un altro strumento molto utile è il PELAGIQUE, un coltello che già nel nome esprime l’utilizzo a cui è destinato. E’ lungo quasi 30cm, di cui 15 sono di lama a doppio filo e larga 14mm. Il suo peso è di 180gr e già impugnandolo si può notare come quest’ultimo sia distribuito a favore di un bilanciamento ottimale. Viene fornito di una custodia interamente in plastica con blocco a clip e di due cinghie in gomma per attaccarlo alla gamba. Sicuramente è utile averlo in barca se si pesca in luoghi e momenti favorevoli all’incontro di un grande pelagico.

Sulla scia degli ultimi video di pesca sui relitti nel nord della Francia abbiamo testato un’asta tridente modello MATC da 6.5mm di diametro e 115cm di lunghezza. Decisamente più pesante rispetto ad una semplice tahitiana di pari lunghezza, necessita una propulsione maggiore ma sorprende la capacità di penetrazione delle sue tre affilatissime punte tricuspidi. Infine come è possibile vedere in foto le tradizionali alette di ritenzione sono sostituite da delle graffette inox con profilo a scomparsa.

 

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